Tutto
cominciò con lo scambio tra un
asino e un vigneto: era il 1819
e Maurizio Ferraro permutò un
asino (bene prezioso per quei
tempi) con un pezzetto di terra
coltivato a vigna. Nasceva così
(e c'è tanto di atto notarile a
testimoniarlo), la casa vincola
Ferraro, oggi gestita dal
bis-bis nipote del
“cavaliere-vignaiolo” che porta
lo stesso nome del suo avo.
Maurizio Ferraro, enotecnico diplomato ad Alba,
gestisce l'azienda in maniera
innovativa, personale,
distinguendosi nel panorama
agricolo per le sue scelte, a
volte controcorrente che rendono
i suoi prodotti unici, in netto
dissenso con la
standardizzazione e
l'omologazione della maggior
parte dei vini in commercio. "Un
vino così ottenuto acquista un
valevole significato anche come
integratore alimentare e un
meritevole inserimento nella
dietetica clinica, in quanto
esalta le qualità medicamentose
dell'uva."(Vino senza solfiti
-Valeria Colombo- Terra Nuova
N^235-2009).
Da quel primo vigneto, poche are, si è passati a una proprietà che oggi è
di otto ettari ed è estesa sulle
colline che contornano il paese,
tutti coltivati secondo la
normativa biologica. La vigna
San Giovanni produce interamente
barbera; la vigna Arinera è
stata recentemente reimpiantata
con vitigno Barbera e Freisa.
Nella vigna Chiovende si produce
Chardonnay, Grignolino e
Ruche'.Si prediligono le
lavorazioni del terreno a
qualsiasi forma di diserbo; per
i trattamenti fungini si evitano
completamente i prodotti
sistemici (cioè quelli che
entrano nel circolo linfatico
delle piante), utilizzando solo
verderame e zolfo, prodotti di
contatto che rimangono sulla
foglia finchè la pioggia non li
dilava dal terreno. Dal 2007 si
è sostituito il verderame, anche
se ammesso nel biologico, con un
concime fogliare a base di
rame, riducendo l'inquinamento
delle falde acquifere.